Wellness Design
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Benessere è anche abitare: la casa pluralista

Progetto di Giancarlo Marzorati

 

Nell’ambito dell’intervento di rigenerazione urbana è sviluppato il linguaggio, già di fatto esistente nella zona, degli edifici di maggiore altezza, proseguendo e integrando sequenze residenziali nelle adiacenze.

L’edificio di maggiore altezza previsto in progetto si eleva di quindici piani e si riferisce unicamente alla “torre” centrale prevista nel piano attuativo in prossimità della nuova piazza, tipologia costruttiva che diventa l’icona dell’intero progetto.

Attrazione ma soprattutto chiara volontà di superare l’aspetto di non creare alloggi cubicolo uno sopra l’altro.
La Torre, che si definisce “Casa pluralista “ si caratterizza infatti per la diversità stilistica dei singoli piani che scaturisce dalla possibilità che viene data ai singoli residenti di “ progettare “ la propria residenza in termini di rivestimenti esterni, forme e tipologie delle finestrature e caratteristiche rispondenti alle proprie esigenze e gusti.

Ne deriva una struttura che può essere assimilata ad una scultura, un grande totem di colori, forme, particolari e caratteristiche variegati e disegnata come un abito sulle singole esigenze e gusti di chi ci abiterà.

L’edificio ha in sé la fierezza di un edificio avveniristico e la velleità di dientare emblema di un posto “di cui tutti parlano”; figlio di quel razionalismo funzionale di Le Corbusier aggiunge a quest’ultimo una caratterizzazione e una personalizzazione che mancava a quel razionalismo.

Il pericolo di non-utilizzazione della vasta area circondante l’edificato ovvero il pericolo di abitazione della città da parte della gente che però non conduce vita urbana viene qui affrontato con la creazione di un’attrattiva ovvero un polo emergente che fa da accentratore visivo che al contempo è fruizione da parte degli abitanti che ne fanno quindi essi stessi parte.

La gente diventa qui, con la propria personale abitazine , parte del progetto, attori anch’essi nella rappresentazione architettonica e co-registi in una regia più ampia che è quella del progettista.

L’idea è anche quella di offrire spunto non solo alla personalizzazione con le necessarie attenzioni agli aspetti gestionali di risparmio energetico , di esposizione opportuna degli ambienti rispetto l’asse termico, di sfruttamento con la geotermia di fonti energetiche rinnovabili, ma altresì alla proponibilità di un concetto nuovo di utilizzo interno.

Al taglio tradizionale dell’ alloggio si sostituisce uno spazio abitativo che può adattarsi maggiormente anche a chi vive perlopiù fuori e vive la propria abitazione nel solo tempo disponibile quotidiano e comunque vi svolge attività anche legate a tutto ciò che è tecnologia e che richiede spazi di natura più flessibile e meno legati ad uno schema rigido quali quelli tradizionali con gli ambienti delimitati. Un ambiente domestico, opportunamente progettato e tecnologicamente attrezzato, il quale mette a disposizione dell'utente impianti che vanno oltre il "tradizionale", dove apparecchiature e sistemi sono in grado di svolgere funzioni autonome o programmate dall'utente.

La fattibilità è subordinata alla realizzazione di una struttura “generica” di sostegno degli impalcati e di collegamenti verticali e di libertà totale al piano dove ciascuno realizza la propria casa in tutta libertà.

Con la “casa pluralista“si vuole attribuire quella che forse è la caratteristica più importante dell’architettura che spesso è carente di tale aspetto: il senso di “appartenenza” della gente ad una struttura urbana che diventa così “ piacevolmente abitabile”.

 

http://www.marzoratiarchitettura.it/

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