Wellness Design
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Green Building e Housing Sociale

Riqualificare o demolire?

Non cancellare il “prima” per farlo diventare un “dopo” di qualità

Un progetto di Giancarlo Marzorati a Cologno Monzese (MI)

 

Se sino ad ora è stata sempre portata avanti una politica di non recupero di edifici dismessi in nome di riqualificazioni delle aree dismesse industriali per interventi globali che prevedevano molteplici destinazioni d’uso, residenziale, commerciale, terziario, col mantenimento unicamente delle preesistenze che appartenessero alla storia industriale del posto, la cosiddetta “archeologia industriale” tanto importante nell’evoluzione urbana di tante città, ultimamente da quanto emerge da uno studio effettuato da esperti americani, il concetto che demolire con ricostruzione di nuovi edifici che ne prendano il posto di tipo green building sia più sostenibile, non sarebbe più vero, ovvero nella maggior parte dei casi un vecchio edificio che venga ristrutturato ha un impatto minore sull'ambiente rispetto alla costruzione di un nuovo edificio.

Secondo lo studio, la riqualificazione di un edificio che migliori la sua efficienza del 30%, rimane la soluzione migliore per l'ambiente, rispetto alla costruzione di un nuovo edificio che vanti la stessa efficienza e questo perché ci vogliono almeno 80 anni per compensare l'impatto ambientale della nuova costruzione.

A Cologno Monzese, dove ancora esiste l’area Ex Torriani, area a destinazione produttiva situata in posizione centrale nell’abitato di Cologno, viene con questo progetto ipotizzato il mantenimento degli edifici esistenti adattati a Loft.

E’ affascinante pensare che un edificio di tipo industriale possa diventare un green building che non solo non danneggia l’ambiente ma riduca o addirittura elimini l’impatto negativo che aveva come costruzione industriale sull’ambiente e sugli occupanti, armonizzandosi con il contesto; riutilizzare un edificio industriale che cessa l’attività per cui è stato pensato e realizzato per poterne sfruttare gli ampi spazi evitando drastiche demolizioni e interventi invasivi e radicali, rappresenta continuità con il passato di quel luogo senza interruzioni e cambiamenti stravolgenti ma solo migliorandolo. Tutto ciò grazie all’utilizzo delle strategie passive come l’energia solare, i materiali da costruzione naturali e le fonti rinnovabili di energia che consentono di partire anche da un edificio come questo per migliorare la qualità ambientale e ridurre drasticamente l’impatto che gli edifici possono avere sul contesto dove si trovano, in poche parole il “prima” non viene cancellato per diventare un “dopo” di qualità.

Gli stessi alloggi sono proposti come spazi liberi capaci di accogliere anche soppalchi parziali di arredo per la morfologia dei volumi che gli shed propongono.

Spazi liberi quindi attrezzati dei soli servizi indispensabili dove le tramezzature, le partizioni ambientali e le loro funzioni sono lasciati all’adattabilità di chi lo occupa.

Si offre perciò la versatilità distributiva che ciascuno sfrutta secondo le proprie esigenze e ambizioni. Un’offerta di residenza “libera “che si associa di conseguenza a costi commercialmente contenuti offrendo accessibilità a giovani coppie, a single o famiglie tradizionali con personalizzazioni libere, che forse, di questi tempi, non guasta. Un concetto di housing sociale che offre alloggi e servizi abitativi a prezzi contenuti destinati ai cittadini con reddito medio basso che non riescono a pagare un affitto o un mutuo sul mercato privato ma non possono accedere ad un alloggio popolare.

L’housing sociale garantisce integrazione sociale e benessere abitativo naturalmente realizzando prodotti per uso residenziale caratterizzati da una puntuale sostenibilità ambientale, obiettivo realizzabile anche attraverso la valorizzazione di aree e di complessi già edificati, come in questo caso, ottimizzando l’uso delle risorse climatiche e paesaggistiche e che si inseriscano in una nuova cultura edilizia europea improntata alla sostenibilità sociale, economica ed ambientale.

www.marzoratiarchitettura.it

 

(l'articolo completo su Wellness Design n.3-14 di Settembre 2014)

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